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CIAO FABRIZIO, E GRAZIE: HAI TRASFORMATO IN REALTA’ I NOSTRI SOGNI

CarmeliRicordare Fabrizio Carmeli (Bicio per tutti noi) oggi in un mondo sportivo che tende ad osannare i vincenti ad ogni costo e comunque, potrebbe sembrare più adempimento di uno storico piuttosto che di persone che solo quindici-venti anni fa erano al suo fianco a combattere battaglie impossibili per i meno determinati di lui.

Carmeli nasce come Presidente della sezione Baseball della Torre, nell’anno 1972 ed abbandona il ruolo nel 1993 quando già comincia ad affiorare in lui qualche problema di salute.

Bicio è il presidente di un baseball che per oltre 15 anni rimane relegato sul campo di Villa Cadè, dove ogni battuta alta in foul diventa una palla da recuperare nel canale prospicente con tanto di retino da pescatore nelle mani del terza base o dell’esterno sinistro.

Carmeli non demorde mai, sogna scenari più adeguati per i suoi amati ragazzi ed intanto raccoglie in città tutti quelli che immagina potranno praticare questo suo adorato sport (se sono donne non importa c’è il softball). Assembla con pochi collaboratori, tra i quali c’è sempre in prima linea sua moglie Vannuccia, tanti ragazzi reggiani, li motiva tanto da farli allenare anche 4 volte alla settimana a Villa Cadè, fa disputare campionati di serie B ed A2, arruola bravi e numerosi atleti dalla vicina Parma, sempre pensando ad un sogno, impossibile ed irrealizzabile per i più.

Non si ottiene nulla senza sognare, è il ritornello che ci ripete fino alla noia, nel baseball come nella vita; la sua casa è il luogo aperto dove i ragazzi del baseball possono sempre accedere. Noi giovani di 20 anni troviamo in lui una via di mezzo tra un secondo padre ed un fratello maggiore che antepone a tutto, vittorie comprese, sani principi e valori morali rigorosi.

E’ in questi anni di “miseria” per il baseball reggiano dove si cementa un gruppo che permette a Fabrizio di irrobustire i propri sogni e finalmente nel 1985 il suo sogno principale si realizza; il campo da baseball in città diventa realtà.

Negli anni seguenti la sua squadra viene per la prima volta promossa in A1 con l’indimenticabile tripletta di Collecchio del 1986 e nel 1988 arrivano a Reggio con stadio esaurito i Mondiali di baseball, con la mitica squadra Cubana, la nazionale Italiana e il team USA con il lanciatore senza dita, Jim Abbot.

Insieme ai sogni realizzati arrivano le polemiche sulla cattedrale nel deserto, le sue grandi sofferenze per i continui attacchi, ma ciò nonostante lui non demorde, i suoi valori veri e sani dello sport sono sempre quelli, le battaglie e le polemiche certo non lo spaventano.

Si ferma nel 1993 solo per qualche primo problema di salute e perché ormai, soprattutto ad un certo livello, i giocatori incominciano ad anteporre il rimborso spese alla passione per il baseball ed all’amore per la maglia della propria squadra.

Prima di fermarsi vince la sua ultima battaglia d’amore, ottenendo che il campo di via Petit Bon venga intitolato a Giorgio Caselli, suo adorato collaboratore per 15 anni, prematuramente scomparso.

A te, alla tua amata Vannuccia, un grazie da tutti noi. Ci sei stato vicino nei nostri anni giovanili, belli e delicati insieme, scusaci se non abbiamo fatto altrettanto nei tuoi difficili ultimi anni.

Per noi sarai sempre il nostro Presidente.